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1.732 m
1.031 m
0
2,4
4,7
9,43 km

Bisitak 541, kokapena 22

Nondik gertu Gorfigliano, Toscana (Italia)

ATTENZIONE. FACCIO PRESENTE PRIMA CHE LEGGIATE LA DESCRIZIONE DI QUESTO BELLISSIMO E INTERESSANTISSIMO PERCORSO CHE IO LO PUBBLICO OGGI MA L'HO PERCORSO AD INIZI NOVEMBRE 2017 INOLTRE, SICCOME QUANDO L'HO FATTO CI HO UNITO LA VETTA DEL MONTE TAMBURA, HO PREFERITO PUBBLICARE SOLAMENTE LA TRACCIA DEL SENTIERO CONCESSA DAL CAI CHE' E' QUELLA CHE HO ESATTAMENTE PERCORSO IO, TRACCIA CHE LORO HANNO PERO' REGISTRATO NEL 2014 ECCO PERCHE' RISULTA COME DATA DI REGISTRAZIONE 02/11/14 .

Questo è un percorso di recentissima ideazione ecco perchè questa traccia che trovate su wikiloc è la prima e per ora unica ad essere pubblicata.
Il nuovissimo percorso speleologico, che è stato progettato nel 2014 e inaugurato a Maggio 2017, si trova nell'area definita "Carcaraia" costituita principalmente da calcare racchiuso tra Pisanino e Tambura e tra Roccandagia e Cavallo ed è metà ricca di fascino per gli speleologi. Nasconde dentro di se l’Abisso “ Paolo Roversi”, la grotta più profonda d’Italia con i suoi 1.350 metri di dislivello, circondato da un complesso carsico profondo ed esteso a cui si accede da pochi ingressi. Ben cinque di questi: l' Abisso Saragato, l'Abisso Mani Pulite, l' Abisso Perestrojka, l' Abisso Roversi el' Abisso Chimera oltrepassano i 1000 metri di profondità, il che rappresenta un’altra caratteristica pressoché unica in Italia, a maggior ragione considerando la modesta estensione del bacino della Carcaraia.
Inizialmente visitata negli anni ’60 alla ricerca del bacino di assorbimento della sorgente del Frigido che si trova sul versante opposto della montagna, la Carcaraia a tutt’oggi ha rivelato solo in parte i suoi segreti.
Le numerose colorazioni effettuate con traccianti hanno recentemente svelato un’altra particolarità di questa valle: non solo le acque vengono convogliate verso la sorgente del Frigido a Forno alle pendici del versante mare del Monte Tambura, ma anche, ed anzi per la maggior parte, verso le bellissime sorgenti di Equi Terme, oltre il crinale del Pizzo d’Uccello. E chissà quante sono ancora le verità da portare alla luce!.
Sulla traccia del cosiddetto SENTIERO DEI MENO 1000, (oggi più sinteticamente CAI 1000) vi attende un avvincente viaggio nel cuore delle Alpi Apuane tra le meraviglie naturali di questa ampia conca lunare.
Si può giungere all'inizio del sentiero anche da Vagli di Sotto ma io sono partito da sopra Gorfigliano. Giunti al paese bisogna raggiungere il vecchio campo sportivo e da qui prendere l’unica strada asfaltata che sale nel bosco. Imboccare il primo bivio, sempre asfaltato, a destra. La strada si inerpica nel bosco fino a raggiungere una galleria. Qui ha inizio l’itinerario speleologico e qui si deve lasciare la macchina.
E’ assolutamente sconsigliato percorrere questo sentiero in caso di nebbia, maltempo, ghiaccio o neve. Con molta neve, soprattutto nella parte alta del sentiero, le tracce non sono visibili perciò è necessaria molta cautela e bisogna essere attrezzati anche per il ghiaccio con piccozza e ramponi, inoltre, l’ingresso di alcuni abissi potrebbero essere coperti e quindi non rintracciabili.
Partiamo dalla galleria, situata a circa 1000 metri di quota, e saliamo lungo la marmifera. Poco dopo, in corrispondenza delle cave Campaccio ormai inattive continuiamo dritti per la rampa in salita. La sensazione è quella di trovarsi in mezzo a un grande cantiere a cielo aperto. Si sale poco, e subito dopo il primo tornante a sinistra, si devia a sinistra su uno stradello dismesso. Si percorre un centinaio di metri e si trova il primo e più basso degli accessi al grande sistema ipogeo dell’Alta Valle dell’Acqua Bianca. Siamo a 1100 m di quota e l’accesso funziona da ingresso meteo basso, cioè d’Inverno aspira aria. E' per questo che gli speleologi colpiti dall’aria e dalla sua bassa temperatura la chiamarono Buca dell’Aria Ghiaccia. Con le spalle all’ ingresso, in lontananza si vede la dorsale appenninica, in basso la piana di Gorfigliano e sulla sinistra si ha una bella visuale del monte Pisanino, la vetta più alta delle Apuane (1947 m).
Tornati sulla strada principale si continua a salire fino ad una biforcazione; prendendo il ramo di destra si percorre il “Sentiero dei 1000”.
Dopo poche decine di metri arriviamo ad un piccolo spiazzo da cui parte una strada sulla destra che noi ignoriamo. Proprio in corrispondenza dello spiazzo, però, camuffata da un cumulo di detrito ma transitabile, c’è la Buca Cino.
E’ profonda 100 metri come l’Aria Ghiaccia dobbiamo la sua scoperta al lavoro dei cavatori. Proseguiamo dunque lungo la strada che sale alta rispetto al solco del rio Ventagio che si trova alla nostra sinistra: stiamo camminando sospesi sui rami di giunzione tra la Buca dell’Aria Ghiaccia e l’Abisso Saragato, che si distende sotto i nostri piedi 350 - 400 metri più in basso. Quando la strada attraversa il canale e forma una piccola piazzola in piano, ci si inoltra nel bosco e seguendo i segnavia, di lì a poco si raggiunge l’ingresso del Gigi Squisio anch'esso meteo basso che è il fronte esplorativo più recente scoperto. Sempre seguendo i segnavia, a metà strada tra l’ingresso dello Squisio e quello del Saragato, ci si imbatte nella depressione che ospita l’ingresso dell’Arbadrix, un - 360 metri scoperto nei primi anni ’80.
È da qui che si comincia a godere davvero della maestosità della grande conca della Carcaraia che si offre allo sguardo con miriadi di doline, fratture, pozzi a neve grandi e piccoli, praticamente ovunque, e soprattutto con la grande quantità di sfasciumi e detriti rocciosi che ricoprono estese porzioni del pendio. Il tutto fa l’effetto di un paesaggio lunare.
Si avanza così fino ad incrociare il sentiero CAI n. 177 che seguiamo in direzione del passo della Focolaccia tenendo la destra. Lo seguiamo fino alla deviazione che ci porta in breve all’ ingresso dell’Abisso Paolo Roversi, che si trova poco sotto la cresta a quota 1710 metri.
Con i suoi 1350 metri di dislivello, ripeto 1350 metri, è la grotta più profonda d’Italia.
L’abisso fu scoperto a metà degli anni ’70 ma fu solo nel 1995 che si comprese il suo primato italiano di profondità.
Una delle sue particolarità è quella di contenere al suo interno una grande parete verticale unica di ben 310 metri chiamata Black Hole (o Pozzo Mandini). L’ingresso della grotta si trova pochi metri al di sotto dello spartiacque dove finalmente possiamo affacciarci sul più ripido e inciso versante marino: lo spettacolo è davvero notevole, e lo sguardo può spaziare dal mare alla montagna.
In direzione sud-ovest, cioè alla nostra sinistra guardando il mare si possono ammirare: Alto di Sella, Sella, Altissimo e Corchia mentre davanti a noi la riviera della Versilia.
I versanti che si affacciano sul mare godono di un clima più mite ed anche le grotte da questa parte della montagna sono più calde.
Dalla cresta, seguendo il sentiero, si giunge al passo della Focolaccia (prestare attenzione in caso di nebbia) dove senza dubbio merita una visita il piccolo rifugio Aronte che è il più vecchio ed elevato delle Apuane.
Dal passo si prende la strada di cava che rientra sul versante interno attraversando il bacino estrattivo che si apre proprio sul passo.
Dalla cava in poi siamo di nuovo affacciati sulla Carcaraia e da qui si segue la marmifera che corre in piano sotto le gobbe del Cavallo fino al primo evidente tornante a destra.
Dal tornante, seguendo il segnavia, con breve deviazione si arriva all’ingresso dell’Abisso Perestroika (1530 metri di altezza) piccolo e poco evidente, che però è profondo 1160 metri.
L’ingresso Perestroika fu scoperto sul finire degli anni ’80, ma solo nel 2004 ne è stato raggiunto il fondo.
Da qui si scende seguendo i segnali fino all’ingresso di Mani Pulite (1435 metri di altezza) altro meno mille esplorato a metà degli anni ’80 fino.
Questa grotta oltre ad essere profonda ben 1060 metri è anche molto estesa con bellissime e grandissime gallerie lunghe almeno 12 Km.
Dall’ingresso di Mani Pulite, scendendo bruscamente lungo un sentiero CAI abbandonato, si guadagna il fondo del rio Rondegno in un punto pianeggiante, dove si trovano numerosi buchi
Dalla piana, tendendo a destra e seguendo il sentiero che costeggia il rio Rondegno, si guadagna infine la strada di cava che scende dalla Focolaccia sfiorando l’ingresso del Capovaro che si apre sul fondo del canale. Il Capovaro è una piccola, franosa e ventosa grotta che funziona da ingresso meteo basso (profondità -300) scoperta nel 2002 e che sicuramente è connessa con Mani Pulite.
Raggiunta la strada ormai è fatta ed in breve si scende fino alla galleria dove abbiamo parcheggiato l'auto.

DATI

- Tempo percorrenza: dalle 5 alle 7 ore

- Quota di partenza: 1000 metri

- Quota massima raggiunta: 1740 metri

- Segnaletica CAI di questo percorso: rappresentata da cartelli con il numero 1000 e piccolo pipistrello nero

- Sono presenti durante il percorso pannelli illustrativi con foto e spiegazioni

- Periodo consigliato: Primavera, Estate, Autunno facendo attenzione alle condizioni meteo evitando giornate con nebbia, maltempo, neve e/o ghiaccio.

- Senso marcia consigliato: quello della traccia gps ovvero orario.

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